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SIOD verso il "Nuovo"

L'intervento del dott. Giulio C. Leghissa, segretario generale del SIOD, al congresso nazionale SIASO, svoltosi a Bologna il 10/10/2020.

Ieri salutando il Congresso del COI-AIOG come rappresentante del SIOD ho detto il nuovo mondo dell’odontoiatria inevitabilmente si imporrà nel corso del tempo, superando “il vecchio”. Non importa se qualcuno continua a pensare che non sarà così, perché “il nuovo” avanza comunque.

C’è un vecchio film di fantascienza che si intitola Jurassic Park, tratto da un romanzo nel quale si immagina che si riescano a riportare in vita i dinosauri per crearci intorno un parco dei divertimenti, una Disneyland con i dinosauri, pensando di guadagnare cifre enormi. Poi succede di tutto, la situazione sfugge di mano, e lo scienziato invitato a visionare quanto fosse bello ed efficiente il nuovo parco tematico, commenta davanti al disastro: “Come mi secca avere sempre ragione!”. La natura avanza, è inarrestabile, trova le sue strade, cambia i suoi percorsi e noi non possiamo fermarla: la vita evolve.

Lo stesso vale per “il nuovo”. Siamo arrivati al punto in cui un sindacato come ANDI, di fronte a un fatto di grande gioia come la definizione del profilo professionale dell’Assistente di Studio Odontoiatrico, che sigla il passaggio nel nostro Paese dal Medioevo alla modernità, si inventa la figura del CSO. Il Collaboratore dello Studio Odontoiatrico (CSO), infatti, altro non è che l’abusivo. Hanno inventato l’abusivo, ma non c’era bisogno di inventarlo! Tutte le immagini presentate da Tosolin (che è intervenuto poco prima ndr) che prevedono una competenza sul piano comportamentale e relazionale da parte dell’ASO, spazzate via da una sigla su un contratto.

È una vergogna.

Io che sono un vecchio comunista dovrei vedere il sindacato dei lavoratori, la CGIL, firmare insieme ad ANDI l’accordo per la figura professionale del CSO? Per me è stata una pugnalata al cuore. Ma come?! Il sindacato dei lavoratori, che dovrebbe avere a cuore prima di tutto la sicurezza sul lavoro, sigla un contratto che autorizza persone totalmente incompetenti, non preparate ed incapaci a gestire le difficoltà del lavoro?! E il rischio biologico? Ma voi lo sapete che l’Assistente lavora in un ambiente di lavoro ad alto rischio biologico?

Questa vergogna è stata il colpo di grazia e alcune persone oneste hanno detto “NO! non in mio nome”. Per questo ho fondato un nuovo sindacato, che sarà piccolo… ma almeno non devo sentirmi dire “Voi dentisti...”. No, “Loro sono i dentisti, noi siamo SIOD”. Per questo sindacato appena nato, chi è il partner naturale con cui interfacciarsi? Facile, il SIASO. Se è vero che come sindacato datoriale abbiamo dei problemi sul costo del lavoro, sui diritti dei lavoratori, su tutto quello che vogliamo, partiamo però dal principio che la nostra è una professione che si fa solo in team. Insieme.

Non contro, non sopra, ma “con”. Non dobbiamo dimenticare che la nostra professione è innanzitutto al servizio del cittadino: non siamo qui a vedere come possiamo guadagnare il massimo facendo il minimo, siamo qui per vedere come organizzare un servizio per la salute del cittadino.

E qui entra in gioco il secondo ruolo di questo sindacato. Io per anni, tanti anni, ho sentito nei congressi una frase che mi fa rabbrividire “In Italia abbiamo un’odontoiatria di eccellenza”. Mi ricorda un certo Gallera (assessore Sanità Regione Lombardia) che parla della sanità lombarda in termini di “eccellenza”; e a furia di dirlo in molti ci hanno creduto fino a quando è arrivato il Covid a tirare fuori i panni sporchi di una sanità fortemente spinta verso il privato e sempre di meno verso il pubblico. Quando poi è venuto fuori il problema di decine di migliaia di persone che avevano bisogno tutte insieme di questa sanità di eccellenza… ci si è resi conto che non esisteva!

Ora, l’odontoiatria è una branca della medicina: qual è il compito della medicina? Migliorare il livello di prevenzione e di salute della popolazione. Ma voi lo sapete che in Italia più di 2/3 dei cittadini non vanno dal dentista perché non se lo possono permettere? Non sono mica cifre mie, sono i dati dell’Istat: il 64% degli italiani non va dal dentista perché non può pagarselo: e questa sarebbe un’odontoiatria di eccellenza? Un’odontoiatria che abbandona al proprio destino 2/3 dei cittadini rappresenta un’eccellenza? Siamo in un mondo di matti!

Certo, ci sono in odontoiatria in Italia delle punte di ricerca e di esercizio della professione di altissimo livello ma rappresentano una piccolissima parte: per il resto, l’odontoiatria in Italia fa schifo.

Bisogna avere il coraggio di dire certe cose, bisogna smettere di essere degli ipocriti. Andiamo ai congressi a far vedere l’unico caso che ci è venuto bene, pubblichiamo successi nel 99,8% di casi a 4 mesi, a 6 mesi. È arrivato il momento di uscire da questa ottica.

Bisognerebbe mostrare risultati a 20/30 anni se vuoi che questi dati abbiano davvero senso, così da capire veramente qual è il successo che hai ottenuto.

Si pone il problema di come lavorare per fornire un’assistenza reale ed efficace agli italiani. Abbiamo avuto diversi incontri al Ministero e in Regione Lombardia: ci guardano, ci ascoltano, poi ci indicano la porta...

Ma l’unico modo che abbiamo per affrontare il problema è creare una collaborazione tra Stato e professioni. Gli studi privati devono essere aperti al pubblico e devono servire per curare la stragrande maggioranza dei cittadini con un servizio degno del Servizio Sanitario Nazionale, erogando prestazioni gratuitamente per chi non se lo può permettere.

Naturalmente si continuerà a svolgere la privata professione per i casi più difficili, per situazioni e terapie “elettive”: vuoi fare un impianto? Lo paghi. Ma se devi mettere due impianti per stabilizzare la dentiera perché la sputi quando cammini… quello dovrebbe essere un servizio del Servizio Sanitario Nazionale. E siccome non possiamo creare migliaia di centri pubblici perché sarebbe un costo assolutamente spropositato, creiamo una collaborazione con cifre che abbiano un senso e affrontiamo il problema. Non è facile risolverlo, lo sappiamo, ma solo perché non è facile non dobbiamo girarci dall’altra parte e fare finta di non vedere che il problema esiste: questo dunque è il secondo motivo per cui è nato SIOD.

Il CCNL che abbiamo sottoscritto con SIASO per la prima volta pone il problema della collaborazione e della valorizzazione dell’ ASO, studiando anche delle forme di partecipazione alla gestione dell’azienda.

Poi abbiamo affrontato il lato economico perché non è solo un problema di aggiungere 50 euro alla busta paga: la questione è creare condizioni di lavoro migliori per i lavoratori e per questo i premi possono prendere una strada diversa da quella del denaro, per esempio, con l’accesso a differenti gradi di welfare. Ad esempio: “io non ti aumento lo stipendio ma poiché so che hai un bambino ti pago l’asilo”. Oppure “Io non ti aumento lo stipendio ma poiché hai il problema dei trasporti vediamo insieme quale può essere la soluzione migliore per risolverlo”. Questo è welfare: creare condizioni di vita meno stressanti, meno faticose per le mamme, per le lavoratrici, per le famiglie. Per raggiungere questo traguardo abbiamo firmato l’accordo con un ente bilaterale che non è quello che lavora con ANDI e con i sindacati confederali. La scelta del welfare non rappresenta un vantaggio solo per i lavoratori ma lo è anche per i datori di lavoro: tutto ciò che viene erogato sulla strada del welfare può essere completamente scaricato dalle tasse. Io ti do qualcosa, ma in cambio ottengo qualcosa dallo Stato. Vi chiederete: perché non lo fanno gli altri? Mi viene da ridere. È una bella domanda.

A parte l’ovvia considerazione che non è un tema che evidentemente interessa, diamo una risposta: non lo fanno perché non lo possono fare.

L’accesso al welfare è consentito soltanto se il sindacato ha aperto la strada ad una contrattazione di secondo livello, cioè una volta firmato il CCNL il sindacato va a sedersi al tavolo di contrattazione con la controparte, Regione per Regione. Ripeto, perché non l’ha fatto nessuno? Perché la contrattazione di secondo livello prevede un miglioramento contrattuale. E un miglioramento contrattuale significa pesare di più nelle realtà imprenditoriali sul datore di lavoro. Questa è dunque la semplice ragione per cui non lo faranno mai.

Il prossimo anno scadrà anche il nostro contratto e andrà rinnovato: io spero che anche in SIASO si apra un dibattito per vedere dove si può migliorare, ritoccare, perché nessuno nasce “imparato”. Stiamo lavorando insieme per crescere e questa collaborazione deve proseguire. È l’unico modo per ottenere davvero dei miglioramenti. 

Il passaggio successivo sarà fare in modo che questo contratto venga rispettato e messo in atto negli studi professionali, perché finché siamo in 5 a sottoscriverlo il suo peso nazionale è modesto. Al SIASO in questo senso spetterà il compito di andare a parlare con i datori di lavoro.

Credo infine che ci sia un solo modo per continuare sulla strada che abbiamo intrapreso: resistere, resistere, resistere.

Non bisogna mollare perché è il vostro sindacato la forza di cui disponete: finché siete da soli non siete nessuno.

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