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SIOD scrive a FNOMCEO e OMCEO: ma l'Assemblea ENPAM rimane sorda alle richieste dei medici.

Abbiamo scritto al presidente FNOMCEO e a numerosi presidenti dell'ordine dei Medici in data 26/11, a mezzo PEC, in vista. della votazione al punto 3 dell'ODG dell'Assemblea Nazionale della fondazione ENPAM. L'Assemblea si è tenuta in data 28 Novembre e ha confermato l'atteggiamento sordo a qualsiasi suggerimento o critica dell'attuale gruppo dirigente ENPAM. Siamo però convinti che qualche crepa si stia aprendo nel muro dell'indifferenza alle richieste di maggiore democrazia e di trasparenza che da più parti cominciano a levarsi nella base medica. Il testo integrale della lettera è il seguente: Al Presidente FNOMCEO Ai Presidenti OMCEO

OGGETTO: Votazione su “COMPENSI ORGANI STATUTARI” al punto 3 dell'Ordine del giorno dell'Assemblea Nazionale della Fondazione ENPAM, convocata per il giorno 28 novembre 2020

Gentile Presidente,

Ci rivolgiamo a te come SIOD (Sindacato Italiano di Odontoiatria Democratica) nell'imminenza del tuo operato in seno all' Assemblea Nazionale di cui all’oggetto.

In base all'art. 13, comma 1, lettera d: “Spetta all'Assemblea nazionale deliberare la misura del compenso annuo spettante al Presidente, ai Vice Presidenti, ai componenti del Consiglio di amministrazione ed ai componenti del Collegio dei sindaci, del trattamento economico per la partecipazione alle riunioni degli organi della Fondazione e degli altri organismi previsti dallo Statuto, nonché per l'espletamento delle altre funzioni istituzionali”.

Con la presente intendiamo chiarirti quale sia la posizione di SIOD.

L'immagine dell'ENPAM è nettamente deteriorata agli occhi di noi iscritti.

Siamo disgustati dagli altissimi compensi, ingiustificati ed ingiustificabili, che erodono il patrimonio dell’ENPAM e di conseguenza la cassa previdenziale a scapito delle pensioni dei medici iscritti: emolumenti stratosferici per il presidente Oliveti, pari a € 649.908,36 (nettamente superiori allo stipendio del presidente degli Stati Uniti!), per i due (!) vicepresidenti e per gli altri 13 consiglieri del consiglio direttivo, per un totale annuo che nel 2018 ha superato i 2 milioni di euro A tale somma si aggiunge il compenso annuo totale elevatissimo (€ 820.042 nell'anno 2018) dei revisori dei conti. Tre di essi sono medici, eletti dall'assemblea nazionale, senza ovviamente la competenza economico-finanziaria richiesta per i veri revisori dei conti (iscrizione ad albo apposito) e col “compito” di verificare i bilanci ENPAM, il cui patrimonio nel 2019 ammontava a € 25.041.000.000, come da tabulato che discuterai all'assemblea del 28 novembre p.v.

Tutto ciò è sgradevole e non più tollerabile, non soltanto alla luce della crisi economica attuale, ma anche perché, a fronte di tali enormi guadagni, viene chiesto agli iscritti uno sforzo economico progressivamente più grave nel tempo senza una corrispondente rendita ai fini pensionistici. Dal 2010, sono diminuiti i rendimenti sulle pensioni ed è aumentata l’età pensionabile (con una “congrua” decurtazione per i colleghi che vanno legittimamente in pensione anzitempo grazie al cumulo contributivo previsto dall’articolo 1, co. 195 della legge 232/2016). Nel corso della pandemia, inoltre, il divario tra gli iscritti e l’ente si è allargato ulteriormente a causa di una lunga serie di comportamenti ed episodi, alcuni dei quali documentati sui social.


Tutto ciò è contrario viola senza ombra di dubbio l’Art. 57 del Codice Deontologico (Rispetto reciproco), che recita testualmente: “Il rapporto tra i medici deve ispirarsi ai principi del reciproco…

Il medico deve assistere i colleghi senza fini di lucro, salvo il diritto al recupero delle spese sostenute…”.

I dirigenti Enpam, quindi, hanno diritto in sostanza esclusivamente ad un rimborso spese e sono sanzionabili in base ai principi così chiaramente espressi nel nostro stesso codice deontologico!

Il principio fondante dell’Ente dovrebbe essere la solidarietà verso gli iscritti, che hanno l’obbligo della contribuzione. Tale principio è stato più volte ribadito da sentenze della Corte Costituzionale. Sentenza Corte Costituzionale 23 giugno 1988, n. 707 “Il sistema previdenziale si ispira a superiori esigenze di solidarietà sociale il che impone di prescindere da elementi precipuamente soggettivi...”

Tale principio solidaristico giustifica la obbligatorietà del contributo al solo presupposto del potenziale svolgimento dell’attività professionale, connesso all’iscrizione nel relativo albo...”.

Sentenza Corte Costituzionale 17 marzo 1995, n. 88

“La struttura di tipo solidaristico dei sistemi previdenziali delle categorie professionali giustifica l’onere di contribuzione a carico di tutti gli appartenenti all’ordine professionale, ...in ragione del solo potenziale esercizio dell’attività professionale connesso con l’iscrizione all’albo”.

Quando tale patto di solidarietà tra l ‘Ente e i suoi contribuenti viene meno, subentra la sfiducia e la contribuzione Enpam viene sentita più come una tangente che come un dovere etico.

Siamo perfettamente consapevoli che sono stati i presidenti OMCEO ad aver permesso finora tutto ciò col proprio voto favorevole, come esplicitamente asserisce a mezzo stampa il presidente Oliveti:

“I compensi, nonostante si tratti di un ente privato, sono stati responsabilmente concordati ‘democraticamente’. A stabilirli è stata l’Assemblea Nazionale, composta dai 106 Presidenti degli Ordini Provinciali, da Presidenti degli Albi Odontoiatrici e da 59 eletti nell’ambito delle categorie professionali rappresentate dall’Enpam: una rappresentatività democraticamente eletta, appunto”.

Oliveti aggiunge, “a riprova” che il suo compenso è ampiamente giustificato: “Gestisco 24 miliardi di euro che vengono investiti in immobili per un 24-25%, con tutto le problematiche legate ai rischi del mercato immobiliare, il rimanente viene investito in prodotti finanziari (15 miliardi), tenendo conto ovviamente dell’andamento dei mercati; riteniamo che il rischio sia paragonabile a quello che corre qualsiasi manager di azienda che di solito gestisce volumi più piccoli”.

Al contrario di quanto asserito faziosamente da Oliveti, non è tecnicamente possibile comparare le retribuzioni dei vertici delle Società di Gestione del Risparmio (SGR) a cui Oliveti abilmente si rapporta per le funzioni di Amministratore con deleghe, con le retribuzioni dei vertici dell'ENPAM. Di conseguenza sono fuorvianti i rapporti che vi sono stati distribuiti come allegati alla convocazione (1. indagine retributiva per ENPAM, “EgonZehnder 2015”, 2. “Spencer Stuart Board Index 2019, 3. rapporto sulle caratteristiche dei board con sede in Italia quotate al segmento MTA 2018). Infatti:

1) nelle SGR è l’abilità e professionalità dei manager che determina la performance della raccolta dei capitali ed evita la restituzione dei versamenti effettuati da parte degli investitori insoddisfatti (mentre noi siamo impossibilitati a ciò)

2) l'ENPAM, invece gode di entrate annuali certe e garantite dell’obbligatorietà della contribuzione e l’orizzonte a lungo termine della restituzione pensionistica consente aggiustamenti e riduzioni (per cui le perdite "non si notano")

3) I manager delle SGR hanno la professionalità per gestire gli investimenti e ne rispondono nei confronti degli investitori, che se insoddisfatti ritirano i fondi. Nell'ENPAM la gestione dei fondi raccolti è affidata a terzi pagati profumatamente. Per tale “responsabilità” dei fondi nei compensi di Oliveti compare l’ulteriore voce “Fondi Immobiliari” (€ 157.000 per lui, inferiore per altri componenti del CDA). Ti chiedo espressamente di “non dimenticare” tale voce, Fondi Immobiliari, quale componente del compenso globale, che è opportunamente assente nei tabulati dei compensi, ove appaiono le voci parziali di compenso/ indennità di partecipazione/ rimborso spese.

Vale la pena ricordare che gli investimenti ENPAM in quote azionarie porta addirittura ad ulteriori compensi a latere, non manifesti in assemblea (come per il consigliere ENPAM Giovanni Pietro Malagnino, divenuto consigliere CDA Enel Green Power con un compenso di €74.110 nel 2013).

4) Oliveti sa benissimo che, almeno che non commetta reati penalmente rilevanti, i rischi sono pressoché nulli. Basti ricordare che alcuni anni fa egli non è stato perseguito penalmente a fronte del danno patrimoniale all'ENPAM di euro 65.799.236, (stabilito come danno erariale da sentenza n 7645/2020 della Corte di Cassazione) a causa dell'acquisto di prodotti derivati ad alto rischio.

È facile rispettare la regola “il compenso del Presidente viene vincolato al raggiungimento di tre obiettivi: il rispetto dell’equilibrio trentennale della gestione previdenziale, il rispetto della riserva legale quinquennale e il raggiungimento di un utile di esercizio”. L'utile di esercizio lo si raggiunge aggiungendo balzello a balzello, l'ultimo dei quali i 45 euro a contribuente iscritto (totale quasi 16 milioni di euro per 350mila iscritti) come “contributo di solidarietà” per dare indennità di maternità alle colleghe libero-professioniste. Peccato che tale indennità sia preclusa quando il reddito annuo supera di 9 volte il reddito minimo INPS. Per chi di noi è dipendente ed ha la cassa previdenziale INPS non c’è tetto massimo, per le libero-professioniste che hanno solo la cassa ENPAM il tetto massimo c’è, stabilito dal regolamento ENPAM. Questo è a nostro avviso assolutamente anticostituzionale. È stato inoltre aggiunto il balzello dello 0,5% sul fatturato delle società odontoiatriche che verosimilmente non contribuisce alla pensione di nessuno collega, ma la bilancio generale dell’ente.

Viste queste premesse, auspichiamo e anzi ci aspettiamo che nell'imminente assemblea nazionale del 28 novembre 2020 tu scelga di non lasciarti travisare dai ridondanti numeri che saranno sciorinati e di votare un significativo e congruo abbattimento dei compensi di tutti gli Organi Statutari (fino ai 1400 euro di gettone di presenza, che diventano 2800 quando le riunioni iniziano di pomeriggio ed opportunamente terminano l’indomani), per tutelare finalmente gli interessi di noi medici chirurghi ed odontoiatri, per non sperperare ulteriormente risorse economiche preziose destinate alle pensioni e all'assistenza ed infine per evitare che questo scandalo diventi ancora di più di dominio pubblico, con inevitabile ulteriore discredito sulla Fondazione e su noi tutti come categoria professionale.

Siamo certi che tu riconoscerai il giusto peso a questa nostra comunicazione ufficiale come sindacato SIOD, in rappresentanza degli iscritti e anche da parte di tutta la categoria. Ti invitiamo ad essere solerte nel rispettare e far rispettare il sopracitato Art. 57 del nostro Codice Deontologico Sarà, inoltre, nostra cura verificare la tua votazione, secondo le norme consentite dalla legge.

Con osservanza

Segreteria Generale SIOD (Sindacato Italiano Odontoiatria Democratica)

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