Tariffe SSN, SIOD: «Una beffa dopo le sentenze del Tar. Così si mette in ginocchio la sanità convenzionata»
Odontoiatria: tariffe irrisorie e quasi tutte ferme. €10,90 per un’ablazione completa del tartaro, €17,85 per un’estrazione, €35,25 per una terapia canalare. Il Ministero cita lo studio ANSOC ma non rende pubblici i risultati economici della branca odontoiatrica. SIOD chiede l’intervento della FNOMCeO e annuncia, insieme a CIMEST, iniziative nelle sedi istituzionali e legali competenti.
Milano, 19 settembre 2026
Il nuovo tariffario nazionale per la specialistica ambulatoriale e protesica, pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale ed efficace dal 21 settembre, rappresenta per SIOD una risposta del tutto insufficiente al problema della sostenibilità economica delle prestazioni erogate per conto del Servizio sanitario nazionale. Il decreto stesso ricorda che il precedente tariffario del 2024 è stato annullato dal TAR Lazio con efficacia differita e che proprio per questo si è resa necessaria una nuova determinazione delle tariffe.
Per l’odontoiatria i numeri parlano da soli. Restano tariffe come €10,90 per l’ablazione completa del tartaro, €17,85 per l’estrazione di un dente permanente, €20,80 per una ricostruzione fino a due superfici, €35,25 per una terapia canalare monoradicolata, €57,40 per quella pluriradicolata. La prima visita odontostomatologica, comprensiva anche dell’eventuale radiografia endorale, viene portata a €26,40.
«Definire questi importi semplicemente “inadeguati” significa usare un eufemismo. Per SIOD rappresentano una svalutazione del lavoro sanitario e un’offesa alla dignità professionale di chi ogni giorno garantisce prestazioni SSN sul territorio», dichiara il Segretario Generale SIOD, Dr Francesco Romano.
Quelle cifre, ricorda SIOD, non costituiscono il compenso personale dell’odontoiatra: devono sostenere personale sanitario e ASO, materiali, dispositivi e monouso, sterilizzazione, riuniti e tecnologie, manutenzioni, radioprotezione, sicurezza sul lavoro, smaltimento dei rifiuti, assicurazioni, amministrazione, formazione e tutti gli altri costi necessari per erogare una prestazione sanitaria in condizioni di qualità e sicurezza.
Il TAR chiedeva un’istruttoria seria. Dov’è il risultato per l’odontoiatria?
Il punto è ancora più grave alla luce delle sentenze del TAR Lazio. La Giustizia Amministrativa ha chiarito che la determinazione tariffaria non può fondarsi su dati non verificati o inadeguati, ma necessita di un’istruttoria completa, aggiornata e rappresentativa dei costi dei fattori produttivi, con una valutazione critica degli elementi utilizzati. Lo stesso Ministero, nella relazione metodologica allegata al nuovo decreto, riconosce espressamente le criticità rilevate dal giudice amministrativo e dichiara di avere effettuato nel 2026 una nuova rilevazione dei costi. Ma per l’odontoiatria rimane una domanda elementare: se è stato realmente calcolato il costo delle prestazioni odontoiatriche, perché quel risultato non viene mostrato?
La relazione ministeriale classifica infatti l’odontoiatria come autonoma classe T3/T30 e dichiara espressamente di avere ricevuto anche una relazione dell’ANSOC – Associazione Nazionale Studi Odontoiatrici Convenzionati. Eppure, nella tabella conclusiva in cui il Ministero pubblica i rapporti tra costi e ricavi teorici di radiologia, TC, diagnostica vascolare, medicina nucleare, ecografia, endoscopia, biopsie, laboratorio, riabilitazione e dialisi, l’odontoiatria non compare.
«Questa è la ragione per cui il nuovo tariffario, per l’odontoiatria, suona come una beffa dopo le sentenze del TAR», prosegue Romano. «Il Ministero afferma di avere rifatto l’istruttoria, cita il materiale odontoiatrico ricevuto, ma non rende noto il rapporto costi/ricavi della T30, non dice quante strutture odontoiatriche siano state effettivamente utilizzate nel campione e non spiega attraverso quali calcoli si sia arrivati a confermare quasi integralmente tariffe che appaiono lontanissime dai costi reali di produzione.»
Il dossier ANSOC: citato, ma di fatto senza una valutazione visibile
SIOD aveva già segnalato formalmente il problema prima dell’approvazione definitiva del decreto. Con una PEC trasmessa al Ministero della Salute, ad AGENAS e alla Conferenza Stato-Regioni, SIOD aveva chiesto espressamente che fosse valutato il lavoro tecnico CROAT/ANSOC, contenente un’analisi articolata di tempi, personale, materiali e costi delle prestazioni odontoiatriche. Nella stessa PEC SIOD chiedeva di conoscere quali dati fossero stati accolti, quali eventualmente esclusi e per quali ragioni. La risposta contenuta nel decreto definitivo è, per SIOD, inaccettabile: il lavoro ANSOC viene menzionato, ma non viene illustrata alcuna valutazione specifica dei suoi risultati e non viene spiegato perché quei dati non abbiano prodotto una revisione sostanziale delle tariffe odontoiatriche. «Citare uno studio non significa valutarlo. Se quei dati sono stati ritenuti sbagliati, il Ministero dica dove e perché. Se invece sono corretti, spieghi come possano convivere con tariffe di 10,90, 17,85 o 35,25 euro. È una questione di trasparenza amministrativa prima ancora che sindacale».
SIOD chiama in causa gli Ordini professionali
SIOD ritiene che su una questione di questa portata non possano rimanere silenti la FNOMCeO, le Commissioni Albo Odontoiatri e gli Ordini provinciali dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Qui non si discute soltanto del reddito di una categoria professionale. Si discute della possibilità concreta di garantire tempo clinico adeguato, personale formato, sterilizzazione, sicurezza, tecnologie aggiornate, prevenzione del rischio e qualità delle cure mantenendo contemporaneamente in equilibrio economico le strutture che lavorano per il SSN. La deontologia professionale impone qualità e sicurezza. Lo Stato non può pretendere standard sempre più elevati e contemporaneamente remunerare le prestazioni a livelli che gli stessi erogatori contestano come incompatibili con quei costi.
L'allarme di SIOD: attenzione alla concentrazione della sanità
C'è poi un problema più grande, sul quale SIOD intende richiamare l'attenzione dei cittadini. Rendere progressivamente insostenibile l'attività delle strutture professionali indipendenti accreditate rischia di produrre un effetto preciso: ridurre il numero degli erogatori, indebolire la sanità territoriale e favorire la concentrazione dell'offerta nelle mani di soggetti dotati di grandi disponibilità finanziarie. SIOD non attribuisce intenzioni che non siano documentate, ma denuncia il rischio sistemico: quando il singolo professionista, l'ambulatorio o la struttura sanitaria radicata sul territorio non riescono più a sostenere economicamente le prestazioni SSN, il mercato tende inevitabilmente ad aprirsi maggiormente ai grandi gruppi e agli operatori finanziari capaci di sopportare perdite, acquisire strutture e concentrare volumi, budget e pazienti.
«È questo che la popolazione deve sapere», sottolinea SIOD. «La battaglia sulle tariffe non riguarda il portafoglio del dentista. Riguarda quale sanità territoriale vogliamo lasciare nei prossimi anni: una rete pluralistica di professionisti e strutture che rispondono prima di tutto al paziente e al Codice Deontologico, oppure un sistema sempre più concentrato nel quale le esigenze economiche e la remunerazione del capitale possono assumere un peso crescente nelle decisioni organizzative.»
SIOD e CIMEST: la questione non finisce qui
Per SIOD il nuovo tariffario rappresenta soltanto una tappa di una battaglia più ampia per la sopravvivenza e la qualità della specialistica accreditata. Il Sindacato, in raccordo con CIMEST, continuerà l'azione nelle sedi istituzionali e attiverà le iniziative amministrative e giurisdizionali ritenute necessarie, senza anticiparne contenuti e strategie. SIOD chiede inoltre la pubblicazione integrale e trasparente dei dati economici utilizzati per la branca T30 Odontoiatria e una spiegazione analitica delle ragioni per le quali la documentazione CROAT/ANSOC non abbia prodotto un adeguamento sostanziale delle tariffe.
«Non chiediamo privilegi. Chiediamo che una prestazione sanitaria costi allo Stato quanto è necessario per poterla erogare bene, in sicurezza e con dignità professionale. Se questo principio viene meno, a perdere non saranno soltanto gli odontoiatri: saranno soprattutto i cittadini e il Servizio sanitario nazionale.»
SIOD – Sindacato Italiano Odontoiatria Democratica






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